“Epilogo”

 

Stefano Visora

Anche se la prima immagine del lavoro di Stefano Visora è quella di ruggini e auto smesse e abbandonate, conosciamo il vero Visora, forse, proprio nella sua più recente produzione: il ciclo Dipingi con i figli L’artista, senza mostrare alcun imbarazzo, riproduce su legno con tecniche miste le “opere” regalategli dai suoi tre bambini. Infatti superando ogni posizione intelletualistica su una pittura “primitiva” ed “infantile” decide di ricopiare,ma a modo suo, segni e colori che provengono direttamente dal mondo infantile e non, al contrario di molti artisti contemporanei, da un mondo artificiosamente ricreato dalla mente di un adulto. Non si tratta di un semplice tributo all’infanzia, ma del gesto consapevole che dischiude e ferma per sempre un codice segnico poetico, autosufficiente nella sua artisticità. Sagome espanse, soli enormi, animali grandi come fiori, cefalopodi, sfondi piatti non sono altro che l’universo simbolico e sentimentale della vita affettiva. Disegni e immagini, che tutti potremmo ritrovare nelle scatole perdute dell’infanzia, Visora ce li riporta con disinvolta fantasticheria, applicandosi con consumata perizia, quasi artigianalmente e, forse, un po’ facendoci l’occhiolino. Non è certo lontano il panorama estinto delle tante automobili abbandonate nella natura. Lo stesso magico stupore infantile costringe l’artista all’eterno gioco di adulti e bambini. Le sue Autoimmobili continuano, in qualche modo ad esserci anche quando la natura prorompe e rinasce ciclicamente. A volte, ammassi di rottami aggrediscono lo spazio del quadro, ricordandoci tutte le volte che li abbiamo visti lungo i nostri percorsi reali e anche in quelli meno noti dell’arte (pop art americana); altre volte, ad affiancare le pile di carcasse, improbabili dinosauri o animali fuori luogo. Può sembrare, questo, un racconto triste, ma in realtà è solo la narrazione lucida della natura delle cose: l’entropia. Le erbette verdissime che sorridono sotto i cerchioni arruginiti, fra poco, forse una mezza stagione, prenderanno lo stesso colore. Quelle auto abbandonate sono quindi ancora molto vive, perchè fanno comunque parte del nostro immaginario e del nostro vissuto. Non è, dunque, nostalgia quella dell’artista, ma un sincero fotogramma del reale. Non possiamo concludere questo viaggio nell’opera di Visora senza aprire le sue finestre surreali. Nella sagoma di vere e proprie persiane turchesi, l’artista rende un nuovo omaggio alla natura morta: su queste tavole ora, davvero, una memorabilità nostalgica. Il ciclo Il tempo che rimane celebra i nomi di e gli involucri di marche obsolete, orologi e lampade a petrolio che, nella loro imobilità oggettuale, ci salutano da un tempo irripetibile. Accostati e dipinti, ora, vivono solo nella totalità atemporale dello spazio artistico, come i nonni bambini nelle fotografie. (Maria Murgia)

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